Visualizzazione post con etichetta Astrea Amaduzzi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Astrea Amaduzzi. Mostra tutti i post

lunedì 15 febbraio 2021

Come studiava il tenore Gigli nel ricordo di Beniamino Gigli jr. - Esercizio vocale ('Padre Gallo') ed allenamento sulla vocale "i"

Beniamino Gigli jr. con il soprano e maestra di bel canto Astrea Amaduzzi ed il M° Mattia Peli - Roma 2015

Come studiava il celebre tenore Beniamino Gigli? 

La risposta a questa domanda giunge dal ricordo del nipote romano Beniamino Gigli jr. 

Il tenore Beniamino Gigli con il nipotino Beniamino Gigli jr.
 

Vocalizzo (esercizio vocale) usato per studio dal tenore Beniamino Gigli:

- Senta, che tipo di vocalizzi ha sentito che faceva (Gigli) quando studiava?
- Eh, nonno faceva, a parte quelli classici, un vocalizzo che diceva (intona su una nota) : "Padre Gallo aveva un gallo, bianco rosso verde e giallo, per addomesticarlo usava pane e miele"; senza calare mai fino a andare su vocalità alte, quindi lo teneva con un fiato solo, e quando si va su è difficilissimo, cioè se spingi non arrivi a metà di questa frase.

(tratto dall'Intervista al Dott. Beniamino Gigli, nipote del grande tenore italiano, condotta dal soprano e docente di tecnica vocale del Belcanto Italiano Astrea Amaduzzi e il M° Mattia Peli, realizzata a Roma il 23 aprile 2015) 

 

L'allenamento del tenore Beniamino Gigli sulla vocale I, nella testimonianza di Beniamino Gigli jr. - Roma, 23-04-2015

Beniamino Gigli jr. parla di suo nonno, il celebre tenore Beniamino Gigli, e di come, da piccolo, il nonno lo portasse alla Villa Gigli di Porto Recanati per studiare assieme, instancabilmente, l'emissione dei suoni vocalici, in particolare ripetendo centinaia di volte la vocale I finché non fosse perfetta.

(estratto audio dall'incontro-intervista di Belcanto Italiano con il Dott. Beniamino Gigli, nipote del celebre tenore recanatese Beniamino Gigli, del 23 aprile 2015 - a cura del soprano Astrea Amaduzzi)

Queste due 'pillole gigliane' di belcanto sono tratte dall'Intervista audio completa, condotta dal soprano e docente di tecnica vocale del Belcanto Italiano Astrea Amaduzzi, al Dott. Beniamino Gigli, nipote dell'omonimo celebre tenore - Roma, 23 aprile 2015

 

"Cari amici cantanti, se avete problemi di canto, irritazione alle corde vocali, non vi dò medicina ma vi dico di ascoltare Astrea Amaduzzi un soprano dalla Tecnica vocale sopraffina. Beniamino Gigli" - Roma, 10/1/2016

Gigli jr. con alcuni partecipanti della masterclass di belcanto del soprano Astrea Amaduzzi a Roma (2016) 

  
Concerto in memoria di Beniamino Gigli - Roma, Chiesa nazionale argentina dell'Addolorata in piazza Buenos Aires, 30 novembre 2016  

Gigli jr. al Teatro Persiani, 2017

La grande occasione - Teatro Persiani, Recanati 2017

SACRED VOCAL MUSIC - Concerto Pentecoste con B. Gigli jr. Roma, 4 giugno 2017



Concerto in omaggio al tenore Beniamino Gigli nel 60° anniversario - Verona, Teatro Filarmonico 23 novembre 2017 (ultimi a destra: Beniamino Gigli jr. ed il tenore Ugo Benelli)
 
 
La grande occasione - Roma, 25 maggio 2018


La grande occasione - Santa Cecilia, Roma 26 maggio 2018

lunedì 20 marzo 2017

La tecnica vocale di Gigli per la prima volta spiegata in un volume edito dal CISBI


Prenota ora il tuo libro sulla TECNICA VOCALE DI BENIAMINO GIGLI
LA TECNICA VOCALE DI BENIAMINO GIGLI NEL BELCANTO ITALIANO - libro in uscita edito dal CISBI nel 2017


Oggi, 20 marzo 2017, per la prima volta a livello mondiale, a 60 anni dalla scomparsa di Gigli, presentiamo un volume interamente dedicato alla tecnica vocale di uno dei più straordinari cantanti del XX Secolo.

Il nuovo libro è una guida utile per la pratica del canto lirico, per tutti gli studenti e i professionisti. Un'analisi approfondita e chiara a cura degli autori, condurrà i lettori in un avvincente viaggio alla scoperta di un sistema tecnico - vocale che non è soltanto un'eredità che ci ha lasciato uno dei più grandi cantanti di tutti i tempi, ma è il sunto di tutta la grande scuola del vero Belcanto Italiano.

E' possibile prenotare una copia del libro scrivendo all'indirizzo direzione.belcantoitaliano@gmail.com e chiedendo di diventare soci sostenitori
di Belcanto Italiano ®.

Il libro LA TECNICA VOCALE DI BENIAMINO GIGLI NEL BELCANTO ITALIANO, scritto da Astrea Amaduzzi, Soprano e rinomata esperta di Tecnica Vocale della Scuola Belcantistica italiana e dal M° Mattia Peli, che ha compiuto approfondite ricerche sulle scuole di Canto nel mondo, Pianista e Direttore d'orchestra, è edito dal CISBI, Centro Internazionale di Studi per il Belcanto Italiano "Beniamino e Rina Gigli" di Recanati in collaborazione con l'Associazione "Beniamino Gigli" di Recanati e Belcanto Italiano ® - 2017 - con citazioni e testimonianze di Beniamino Gigli, Giacomo Lauri-Volpi, Edgar Herbert-Caesari, Antonio Cotogni, Luigi Ricci, Marina Rosati, Giulio Crimi, Giuseppe Di Stefano, Rina Gigli, Franco Corelli, Luciano Pavarotti, Ugo Benelli, Beniamino Gigli junior, Luigi Vincenzoni, Michelangelo Verso, Torsten Brander.

Si ringraziano in modo particolare per la collaborazione della realizzazione del volume Torsten Brander, Leonardo Ciampa, il Tenore Ugo Benelli e Beniamino Gigli Jr. Si ringrazia inoltre il Presidente dell'Associazione "Beniamino Gigli" di Recanati per il sostegno a tutte le attività e iniziative promosse dal CISBI di Recanati.

mercoledì 13 luglio 2016

La tecnica vocale di Gigli raccontata dal Tenore Ugo Benelli

Cari lettori, abbiamo il piacere di pubblicare oggi l'intervista su Gigli al tenore di grazia Ugo Benelli effettuata il 31 marzo 2016 da Astrea Amaduzzi e Mattia Peli, fondatori e direttori di Belcanto Italiano ®.

Troverete una speciale testimonianza nel ricordo pieno di entusiasmo di Benelli che era andato ad ascoltare Gigli in una storica recita di Cavalleria rusticana e Pagliacci del 30 maggio 1952 all'Augustus di Genova.

Gigli nelle vesti di Canio nei "Pagliacci" di Leoncavallo
Al termine dell'opera (e dei numerosi bis) cantati dal grande tenore, il giovane Ugo Benelli, assieme ad altri studenti di Canto, accorsero per salutare Gigli e per fargli alcune fondamentali domande sulla questione tecnico - vocale.

Gigli rispose con garbo e molto volentieri a quei giovani aspiranti cantanti, e riteniamo che le sue risposte siano eccezionalmente utili adesso - come allora - per tutti coloro che cerchino la vera tecnica della grande scuola del Belcanto Italiano. Sorprenderà la semplicità delle risposte in argomenti forse già molto conosciuti, spiegati con la disinvoltura di chi, sicuro del proprio strumento, sa veramente cosa dire a chi chiede come cantare.

Ugo Benelli allora giovinetto era presente, e qui ricorda ciò che disse Gigli sul diaframma e l'emissione sulla lettera U "per trovare l'appoggio".

Beniamino Gigli nella Cavalleria rusticana di Mascagni, nelle vesti di Turiddu


Gigli canta ne I Pagliacci di Leoncavallo

 Audio - intervista al Tenore Ugo Benelli su Gigli, del 31 marzo 2016


AA (Astrea Amaduzzi): Senti, Ugo, siccome noi abbiamo fondato questo Centro Internazionale di Studi per il Belcanto Italiano, dedicato proprio a Beniamino e Rina Gigli, a Recanati, tutto quello che è pubblicazioni e anche testimonianze dirette su questi grandi artisti vogliamo assolutamente raccoglierli, e quale nome più illustre del tuo per avere una testimonianza diretta, perché appunto ci hai detto che hai avuto l'occasione di ascoltare Gigli!

UB (Ugo Benelli): Sì, alla fine dell’Opera, quando è uscito dalla porta di servizio, siamo andati tutti li' intorno e c’erano con me gente che studiava canto, ed io che volevo studiar canto, capisci? Quindi, ero molto interessato a sentirla.

AA: Sì, e... dunque, intanto cosa hai potuto vedere durante il concerto, vedere e sentire, cosa ricordi, e poi cosa, diciamo, hai sentito dire anche dopo in questa uscita di servizio?

UB: Eh, sai, lui è venuto, mi ricordo... intanto eravamo impressionati, perché io, appassionato – mio nonno aveva tutti dischi di... i vecchi 78 giri, addirittura di quelli incisi solo su una facciata, capisci? Caruso, Martinelli, tutti i tenori, Pertile, quella gente...

AA: Che gente meravigliosa!

UB: ...e Gigli logicamente! E io avevo il Werther di Gigli, per mia passione, e il duetto dei Pescatori di Perle di Gigli, che io lo adoro, quel duetto lì. E, praticamente, certe cose, in quel duetto lì, specialmente l'ho studiato proprio sulla registrazione di Gigli, quello lì, ecco.

AA: Che meraviglia!


UB: E tutti chiedevano, chiedevano qualche cosa, e lui era stanco, però; diceva che era stanco qui, toccandosi la pancia, ma non stanco qui, alla gola, toccandosi la gola. Quando i cantanti gli dicevano, “Come dobbiamo fare?” Intendeva dire che bisogna lavorare col diaframma, capisci, e non con la gola, perché... "Sono stanco", aveva una vocina così, sai, "sono stanco qui" e si toccava la pancia, "ma non qui", diceva ai cantanti, capisci? E poi, dicevano, "ma il rimedio per sapere proprio quest'appoggio?", che è la base del canto nella maniera più assoluta, dicevano, "come si fa?"

“Quando non sapete come si fa ad appoggiare, dovete fare una U soffiata", diceva. "Perché è come gonfiare un palloncino." Perché se tu pensi a soffiare in un palloncino, provi a soffiare, specialmente se il palloncino non è tanto tenero, ti metti una mano sul diaframma e vedi immediatamente dove...

AA: Ma Ugo, scusa Ugo, fammi aprire una parentesi, ma lo sai che lo faccio fare sempre ai nostri studenti? Gli prendo i palloncini in cartolibreria e glieli faccio gonfiare!

UB: Astrea, il suo metodo di canto era poi molto labiale anche, di Gigli, no? Usava questa bocca per cantare, Gigli [Benelli accenna, intonando con labbra sporgenti: "Mamma, solo per te la mia canzone..."], tipo Tagliavini, voglio dire, ma era il tipo di vocalità di quelli giovani, miei colleghi, Casellato aveva questo tipo di vocalità, Renzo Casellato, un grande tenore del mio genere.

AA: Certo, eh sì.

UB: E quindi, è su questo soffiato che cantavano, capisci. La U, se fai la U, specialmente labiale, devi per forza appoggiare sul fiato. Eh! Altrimenti, non esce il suono, ecco. E' questo che diceva [Gigli].

AA: Sì, e poi la U aiuta anche un po' il palato molle a sollevarsi, che  è anche una cosa utilissima per creare spazio, diciamo, e tu pensa che il mio primo maestro di canto che è stato Ennio Vetuschi, che era un direttore di coro, ma molto bravo, devo dire, un tenore appunto, lui mi diceva di cercare i suoni proprio sulla lettera U, perché mi spiegava che faceva spazio e portava i suoni in alto, in maschera, insomma, come si suol dire.

UB: Praticamente, se vuoi trovare... le altre note, se non sei ancora a posto con il canto [Benelli fa l'esempio di una emissione su una A] : "A", "A", fai la A, sì, puoi cercare di appoggiare al diaframma, ma ti può andare a risuonare in gola, e anche... la E meno, ma anche la E ti può andare a risuonare in gola, invece con la U non c'è niente da fare. Se fai una U labiale [Benelli fa l'esempio di una emissione di una U] "U" "U", tipo come sirena, quello che vuoi, trovi il diaframma.

AA: Eh sì, esatto, trovi proprio il contatto tra il fiato e l'emissione del suono.

UB: Eh...ed è giusta. Sulla U, o cominci a tossire, oppure devi per forza appoggiare sul fiato!

AA: Sì, concordo, assolutamente! Senti altri ricordi ne hai del grande Gigli?

 Foto di Gigli con dedica a Magenta, Maestro di Ugo Benelli
UB: Eh, i ricordi sono che cantò... io ho rivisto i suoi costumi quando venni a Recanati a vedere il museo di Gigli, ho rivisto il costume della "Cavalleria rusticana", e cosa vuoi che ti dica? Lui bissò l' "Addio alla madre", poi bissò "Vesti la giubba", poi cantò un sette, otto canzoni napoletane, un po' di romanze e diceva: "Adesso devo andare a mangiare qualcosa!"

AA: Straordinario, doveva essere anche un gran simpaticone!

UB: Ma era ancora in grandissima forma, eh! Io non lo so, ma mi ha precisato Mattia che era il '52. Sì, è vero, perché io facevo il quarto anno di ragioneria e quindi i conti tornano, ma quanti anni aveva lui, a quell'epoca lì, nel '52?

AA: Quanti anni aveva, Mattia, Gigli, mi chiede il Maestro, nel '52? Aveva 62 anni, mi dice lui.

UB: Eh, vedi! Però cantava ancora in maniera splendida. E poi cantar tutta quella roba lì... non vedi che quelli di oggi si dividono le due opere ed è difficile che arrivino in fondo a una delle due, almeno in maniera dignitosa, ecco!

AA: Sì, ma perché poi lui faceva anche una cosa molto intelligente che, secondo me, si è fatta fino agli anni '80 e adesso... e che io invece ricordo sempre a tutti. Cioè, le opere sono scritte sulle mezza voci, ogni tanto c'è un forte, ogni tanto c'è un crescendo, ogni tanto c'è un acuto. Ma, invece oggi cantano urlando tutto, tutto forte, nel timore che la loro voce non si senta, in realtà non corre, perché schiacciano tutti i suoni. Dovrebbero usare proprio questo sistema del suono in maschera, ben girato, portato avanti, con una voce che corra bene in teatro e secondo me non si stancherebbero!

UB: Sono tutti drammatici urlanti, lo sono nella testa "drammatici" ma non lo sono nella realtà, però, capisci?

AA: Io dico che di drammatico queste voci hanno solo la mancanza di tecnica!

"Alla mia cara Astrea Amaduzzi ottimo soprano e "super" insegnante con tanto tanto affetto - Ugo Benelli

UB: Corelli diceva: "Io sono un lirico pieno", non diceva che era un tenore drammatico! Era l'unica voce che riempiva veramente l'Arena, quella di Corelli, come quantità proprio!

AA: Corelli anche aveva una voce... dunque hanno pubblicato un epistolario tra lui [Corelli] e Giacomo Lauri Volpi, e lui si è recato in Spagna a lezione da Lauri Volpi per ben dodici anni, ogni anno per farsi rimettere a posto la voce, perché lui praticamente oscillava sempre tra la tecnica dell'affondo e quella naturale che gli aveva insegnato Lauri Volpi, "di testa", con la "voce di testa"!

Il soprano Astrea Amaduzzi con il tenore Ugo Benelli - Genova, aprile 2016

UB: Certo, sono andato due volte io a casa sua [di Corelli] insieme a Zoboli e la seconda volta per scegliere... ci ha fatto sentire delle sue registrazioni delle quali lui non era mai contento e io ne avrò sentite per un ora, un'ora e mezza, e per me la cosa più stupenda di Corelli resta il suo "Celeste Aida".

AA: Eh sì, eh sì!

UB: E' stata una cosa fantastica! Intanto aveva due pianoforti, nel salone, lì nell'ingresso, uno accordato mezzo tono sopra e uno accordato a corista, uno era mezzo tono sopra...

AA: Ma dai! Comunque un dato molto interessante è che sia Gigli che Lauri Volpi avevano studiato tutt'e due a Santa Cecilia con lo stesso insegnante che era Cotogni, e Rosati, eh... voglio dire, era una bella scuola! C'è Mattia che ti vuole fare una domanda lui.

Il Maestro Mattia Peli con il tenore Ugo Benelli  che gli mostra il suo spartito de "Il Barbiere di Siviglia" di Rossini  - Genova, aprile 2016

UB: Ciao Mattia, dimmi.

MP (Mattia Peli): Volevo chiedere questo, siccome mi chiedevo, per chi li ha sentiti, diciamo, dal vivo... la cosa strana è che Gigli è l'unico che mi risulti fare un'Opera intera e poi fare, non so, Pavarotti parla di venti pezzi dopo l'Opera...

UB: Sì, [Gigli] ha fatto portare un pianoforte di quelli verticali...

MP: Ma come faceva?

UB: ...un pianoforte di quelli normali, non a coda, sai, un verticale e cantava fino a non finire! Eh... se la gente applaudiva, capisci, lui continuava a cantare. Io dico che, non lo so, quella serata sarà durata tre ore e mezza, perché cantar Cavalleria e Pagliacci, bissare l'Addio alla madre, bissare Vesti la giubba e poi, non so, cantare una diecina di canzoni napoletane, romanze... non lo so, non lo so!
Lui sapeva cantare, perché nei miei ricordi, di uno che non aveva ancora studiato canto, ma che era innamorato del canto... era che lui fraseggiava, capisci, fraseggiava. Cantava con gli interessi! Cantava con gli interessi, ma con la voce in avanti, capisci? ch'è come cantare a piena voce per certa gente che non sa dove mettere la voce, ecco! Cantava dolce, cantava morbido, Gigli, sempre. E poi, quando doveva sparare, aveva i suoi fa e fa diesis che erano delle caverne, eh! Pensa a "Pazzo io son" della Manon, eh, quando cantava quella la roba lì, veniva fuori il cannone, ecco. Perché aveva dei centri colossali, ma lui cantava  [imitando la voce alta di Gigli] sempre così, sempre tranquillo, con la voce alta, capisci, parlava così anche, quando lo incontrammo...
E Gigli e Caruso avevano un grande vantaggio. Non avevano collo, non esisteva il collo! C'era il corpo e la testa attaccato sul corpo. Anche se avessero voluto cantare in gola non ce la facevano, capisci! Quelli col collo, anche un po' lungo, sono sfavoriti nel canto.

Il Tenore Ugo Benelli discorre di musica con il Maestro Mattia Peli - Genova, aprile 2016
MP: Ma tu ti ricordi, da quella recita, che [Gigli] usasse ancora, diciamo, quello che viene chiamato "misto", "falsettone", ecc.?

UB: Me lo ricordo, sì! Me lo ricordo! Eccome! Perché... si sentiva un cantare morbido, capisci, si sentiva un cantare soave, si sentiva un cantare, come dire, cosa si può dire? la nebbia che si solleva da terra, hai capito? Non sentivi niente di pressato o di premuto! Sono ricordi di un raggazzo di diciassett'anni che era vissuto in mezzo a dischi, capisci, appassionati, e che amava il canto, che sperava un giorno di cantare. Però è un ricordo meraviglioso. I miei compagni di classe mi ringraziano ancora, quella diecina o quindici che erano venuti. Eravamo all’Augustus e mi ricordo che eravamo nelle ultime file. E per tenere su la platea c'erano dei pali di ferro e noi per spendere poco, eravamo andati in quei sedili dove, davanti, per vedere Gigli ti dovevi sporgere tutto e avevamo il palo di ferro davanti, capito.

(Intervista di Belcanto Italiano, condotta dal soprano Astrea Amaduzzi assieme al M° Mattia Peli, al tenore di grazia Ugo Benelli registrata il 31 marzo 2016)