UB:
E tutti chiedevano, chiedevano qualche cosa, e lui era stanco, però;
diceva che era stanco qui, toccandosi la pancia, ma non stanco qui, alla
gola, toccandosi la gola. Quando i cantanti gli dicevano, “Come
dobbiamo fare?” Intendeva dire che bisogna lavorare col diaframma,
capisci, e non con la gola, perché... "Sono stanco", aveva una vocina
così, sai, "sono stanco qui" e si toccava la pancia, "ma non qui",
diceva ai cantanti, capisci? E poi, dicevano, "ma il rimedio per sapere
proprio quest'appoggio?", che è la base del canto nella maniera più
assoluta, dicevano, "come si fa?"
“Quando non sapete
come si fa ad appoggiare, dovete fare una U soffiata", diceva. "Perché è
come gonfiare un palloncino." Perché se tu pensi a soffiare in un
palloncino, provi a soffiare, specialmente se il palloncino non è tanto
tenero, ti metti una mano sul diaframma e vedi immediatamente dove...
AA:
Ma Ugo, scusa Ugo, fammi aprire una parentesi, ma lo sai che lo faccio
fare sempre ai nostri studenti? Gli prendo i palloncini in cartolibreria
e glieli faccio gonfiare!
UB: Astrea, il suo
metodo di canto era poi molto labiale anche, di Gigli, no? Usava questa
bocca per cantare, Gigli [Benelli accenna, intonando con labbra
sporgenti: "Mamma, solo per te la mia canzone..."], tipo Tagliavini,
voglio dire, ma era il tipo di vocalità di quelli giovani, miei
colleghi, Casellato aveva questo tipo di vocalità, Renzo Casellato, un
grande tenore del mio genere.
AA: Certo, eh sì.
UB:
E quindi, è su questo soffiato che cantavano, capisci. La U, se fai la
U, specialmente labiale, devi per forza appoggiare sul fiato. Eh!
Altrimenti, non esce il suono, ecco. E' questo che diceva [Gigli].
AA:
Sì, e poi la U aiuta anche un po' il palato molle a sollevarsi, che è
anche una cosa utilissima per creare spazio, diciamo, e tu pensa che il
mio primo maestro di canto che è stato Ennio Vetuschi, che era un
direttore di coro, ma molto bravo, devo dire, un tenore appunto, lui mi
diceva di cercare i suoni proprio sulla lettera U, perché mi spiegava
che faceva spazio e portava i suoni in alto, in maschera, insomma, come
si suol dire.
UB: Praticamente, se vuoi
trovare... le altre note, se non sei ancora a posto con il canto
[Benelli fa l'esempio di una emissione su una A] : "A", "A", fai la A,
sì, puoi cercare di appoggiare al diaframma, ma ti può andare a
risuonare in gola, e anche... la E meno, ma anche la E ti può andare a
risuonare in gola, invece con la U non c'è niente da fare. Se fai una U
labiale [Benelli fa l'esempio di una emissione di una U] "U" "U", tipo
come sirena, quello che vuoi, trovi il diaframma.
AA: Eh sì, esatto, trovi proprio il contatto tra il fiato e l'emissione del suono.
UB: Eh...ed è giusta. Sulla U, o cominci a tossire, oppure devi per forza appoggiare sul fiato!
AA: Sì, concordo, assolutamente! Senti altri ricordi ne hai del grande Gigli?
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| Foto di Gigli con dedica a Magenta, Maestro di Ugo Benelli |
UB:
Eh, i ricordi sono che cantò... io ho rivisto i suoi costumi quando
venni a Recanati a vedere il museo di Gigli, ho rivisto il costume della
"Cavalleria rusticana", e cosa vuoi che ti dica? Lui bissò l' "Addio
alla madre", poi bissò "Vesti la giubba", poi cantò un sette, otto
canzoni napoletane, un po' di romanze e diceva: "Adesso devo andare a
mangiare qualcosa!"
AA: Straordinario, doveva essere anche un gran simpaticone!
UB:
Ma era ancora in grandissima forma, eh! Io non lo so, ma mi ha
precisato Mattia che era il '52. Sì, è vero, perché io facevo il quarto
anno di ragioneria e quindi i conti tornano, ma quanti anni aveva lui, a
quell'epoca lì, nel '52?
AA: Quanti anni aveva, Mattia, Gigli, mi chiede il Maestro, nel '52? Aveva 62 anni, mi dice lui.
UB:
Eh, vedi! Però cantava ancora in maniera splendida. E poi cantar tutta
quella roba lì... non vedi che quelli di oggi si dividono le due opere
ed è difficile che arrivino in fondo a una delle due, almeno in maniera
dignitosa, ecco!
AA: Sì, ma perché poi lui
faceva anche una cosa molto intelligente che, secondo me, si è fatta
fino agli anni '80 e adesso... e che io invece ricordo sempre a tutti.
Cioè, le opere sono scritte sulle mezza voci, ogni tanto c'è un forte,
ogni tanto c'è un crescendo, ogni tanto c'è un acuto. Ma, invece oggi
cantano urlando tutto, tutto forte, nel timore che la loro voce non si
senta, in realtà non corre, perché schiacciano tutti i suoni. Dovrebbero
usare proprio questo sistema del suono in maschera, ben girato, portato
avanti, con una voce che corra bene in teatro e secondo me non si
stancherebbero!
UB: Sono tutti drammatici urlanti, lo sono nella testa "drammatici" ma non lo sono nella realtà, però, capisci?
AA: Io dico che di drammatico queste voci hanno solo la mancanza di tecnica!
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| "Alla mia cara Astrea Amaduzzi ottimo soprano e "super" insegnante con tanto tanto affetto - Ugo Benelli |
UB:
Corelli diceva: "Io sono un lirico pieno", non diceva che era un tenore
drammatico! Era l'unica voce che riempiva veramente l'Arena, quella di
Corelli, come quantità proprio!
AA: Corelli
anche aveva una voce... dunque hanno pubblicato un epistolario tra lui
[Corelli] e Giacomo Lauri Volpi, e lui si è recato in Spagna a lezione
da Lauri Volpi per ben dodici anni, ogni anno per farsi rimettere a
posto la voce, perché lui praticamente oscillava sempre tra la tecnica
dell'affondo e quella naturale che gli aveva insegnato Lauri Volpi, "di
testa", con la "voce di testa"!
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| Il soprano Astrea Amaduzzi con il tenore Ugo Benelli - Genova, aprile 2016 |
UB:
Certo, sono andato due volte io a casa sua [di Corelli] insieme a
Zoboli e la seconda volta per scegliere... ci ha fatto sentire delle sue
registrazioni delle quali lui non era mai contento e io ne avrò sentite
per un ora, un'ora e mezza, e per me la cosa più stupenda di Corelli
resta il suo "Celeste Aida".
AA: Eh sì, eh sì!
UB:
E' stata una cosa fantastica! Intanto aveva due pianoforti, nel salone,
lì nell'ingresso, uno accordato mezzo tono sopra e uno accordato a
corista, uno era mezzo tono sopra...
AA: Ma dai!
Comunque un dato molto interessante è che sia Gigli che Lauri Volpi
avevano studiato tutt'e due a Santa Cecilia con lo stesso insegnante che
era Cotogni, e Rosati, eh... voglio dire, era una bella scuola! C'è
Mattia che ti vuole fare una domanda lui.
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| Il
Maestro Mattia Peli con il tenore Ugo Benelli che gli mostra il suo
spartito de "Il Barbiere di Siviglia" di Rossini - Genova, aprile 2016 |
UB: Ciao Mattia, dimmi.
MP (Mattia Peli):
Volevo chiedere questo, siccome mi chiedevo, per chi li ha sentiti,
diciamo, dal vivo... la cosa strana è che Gigli è l'unico che mi risulti
fare un'Opera intera e poi fare, non so, Pavarotti parla di venti pezzi
dopo l'Opera...
UB: Sì, [Gigli] ha fatto portare un pianoforte di quelli verticali...
MP: Ma come faceva?
UB:
...un pianoforte di quelli normali, non a coda, sai, un verticale e
cantava fino a non finire! Eh... se la gente applaudiva, capisci, lui
continuava a cantare. Io dico che, non lo so, quella serata sarà durata
tre ore e mezza, perché cantar Cavalleria e Pagliacci, bissare l'Addio
alla madre, bissare Vesti la giubba e poi, non so, cantare una diecina
di canzoni napoletane, romanze... non lo so, non lo so!
Lui sapeva
cantare, perché nei miei ricordi, di uno che non aveva ancora studiato
canto, ma che era innamorato del canto... era che lui fraseggiava,
capisci, fraseggiava. Cantava con gli interessi! Cantava con gli
interessi, ma con la voce in avanti, capisci? ch'è come cantare a piena
voce per certa gente che non sa dove mettere la voce, ecco! Cantava
dolce, cantava morbido, Gigli, sempre. E poi, quando doveva sparare,
aveva i suoi fa e fa diesis che erano delle caverne, eh! Pensa a "Pazzo
io son" della Manon, eh, quando cantava quella la roba lì, veniva fuori
il cannone, ecco. Perché aveva dei centri colossali, ma lui cantava
[imitando la voce alta di Gigli] sempre così, sempre tranquillo, con la
voce alta, capisci, parlava così anche, quando lo incontrammo...
E
Gigli e Caruso avevano un grande vantaggio. Non avevano collo, non
esisteva il collo! C'era il corpo e la testa attaccato sul corpo. Anche
se avessero voluto cantare in gola non ce la facevano, capisci! Quelli
col collo, anche un po' lungo, sono sfavoriti nel canto.
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| Il Tenore Ugo Benelli discorre di musica con il Maestro Mattia Peli - Genova, aprile 2016 |